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L’abbandono della carne


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
07.07.2026    |    81    |    0 6.0
"La sua presa sui suoi capelli si fece ancora più forte, immobilizzandola per un istante mentre il suo corpo si arcuò in una tensione estrema..."
Gis si inginocchia davanti ad Angelo,
trasformando la sua debolezza in un atto di
potere. Con gesti decisi, lo libera e lo
assapora, mentre lui perde il controllo,
afferrandole i capelli con brutalità.
Un'esplosione di desiderio che li lascia
senza fiato, rivelando una verità cruda e
innegabile.
Le ginocchia di Angelo cedettero non per un atto di volontà, ma per un cedimento fisico, un tremito che partì
dalle cosce e lo costrinse a scaricare parte del suo peso contro il corpo di Gis. Fu in quel preciso istante di sua
momentanea debolezza che lei agì. Con una fluidità che negava la frenesia di pochi secondi prima, Gis si lasciò
scivolare lungo il suo corpo, la camicetta di seta che sfiorava la sua camicia stropicciata, la pelle delle sue braccia
che si appoggiava alle sue cosce. La gonna nera, già un lago di tessuto ai suoi piedi, frusciò leggermente mentre
si sistemava sulle ginocchia sul freddo pavimento d'ingresso. L'aria le accarezzò la pelle nuda delle gambe, un
contrasto gelido con il fuoco che le divampava nell'addome.
Dal basso, la prospettiva era diversa. Vedeva il torace di Angelo che si sollevava e abbassava a fatica, il piccolo
tremito delle sue mani appoggiate alla porta. I suoi occhi, ora al livello della sua erezione ancora prigioniera dei
pantaloni slacciati, erano fissi e carichi di un'anticipazione quasi dolorosa. Le sue dita, non esitanti, presero a
lavorare la cintura di pelle. Il metallo della fibbia emise un piccolo clink secco, seguito dal rumore strisciante della
cerniera che scendeva completamente. Con un gesto deciso, Gis spinse i pantaloni e il boxer lungo le cosce di
lui, liberando il suo cazzo.
Emergeva duro e pulsante, la cappella liscia e già lucida di pre-eiaculazione, una vena prominente che percorreva
la lunghezza dell'asta. Gis lo osservò per un istante, un secondo sospeso in cui il mondo sembrava ridursi a quella
sola, perfetta appendice di mascolinità. Poi si protese in avanti. Non usò le mani all'inizio. Si limitò a avvicinare le
labbra, lasciando che il calore del suo respiro investisse la pelle sensibile. Angelo emise un sussulto, un gemito
strozzato. Solo allora lei aprì la bocca e la sua lingua, umida e calda, uscì per leccare lentamente dalla base fino
alla punta, assaporando il sapore salato della sua pelle.
Prese la cappella tra le labbra e succhiò delicatamente, provocando un altro tremito in tutto il corpo di lui. Le
sue mani si posarono sulle cosce di Angelo, le dita affondando nella stoffa dei pantaloni per stabilizzarsi. Poi, con
un movimento lento ma inesorabile, lo ingoiò. Lo fece scivolare in profondità, sentendolo riempire la sua bocca,
premere contro il palato, toccare il fondo della sua gola. Si fermò, adattandolo, respirando profondamente con il

naso, poi iniziò a muoversi. La sua testa iniziò una danza ritmica, su e giù, le labbra strette come un anello, la
lingua che si torceva e premeva lungo la parte inferiore del cazzo ad ogni discesa.
Angelo non riuscì a reggersi più. Le sue mani lasciarono la porta e si intrecciarono nei capelli di Gis, non con
delicatezza, ma con una necessità brutale. Le sue dita si serrarono, afferrando ciuffi di capelli come fossero
redini, il cuoio capelluto che tira sotto la sua presa. Gis gemette, un suono basso e vibrante che si propagò lungo
il cazzo di lui, amplificando la sensazione. Quella fu la sua approvazione, il suo invito. Iniziò a guidare il suo viso, a
impostare un ritmo più veloce, più profondo. Non la spingeva, la usava, e lei si abbandonò completamente a
quella violenza consensuale.
Il ritmo divenne frenetico. I suoni della stanza cambiarono, sostituiti dallo schiocco umido e insistente della sua
bocca che lo succhiava, dai gemiti gutturali di Angelo e dai colpi sordi dei suoi fianchi che ora muoveva
all'unisono, scoprendole la bocca. Le lacrime le salirono agli occhi, non per il dolore, ma per l'intensità, per la
mancanza d'aria, per la pura, cruda fisicità dell'atto. Era un atto di possesso totale, di una resa che era in realtà
una forma di potere supremo. Sentiva i suoi muscoli che si tendevano, le sue mani che le strappavano i capelli, il
suo cazzo che si induriva fino a diventare pietra.
"Già... Gis... cazzo," sibilò Angelo tra i denti, la voce rotta, quasi una preghiera. La sua presa sui suoi capelli si fece
ancora più forte, immobilizzandola per un istante mentre il suo corpo si arcuò in una tensione estrema. Gis sentì
il primo sussulto profondo, poi l'esplosione. Un getto bollente le colpì il fondo della gola, seguito da un altro e
un altro ancora. Angelo venne con violenza, un'ondata che la sommerse, il corpo che si scosse in convulsioni
incontrollabili mentre le sue anche si spingevano un'ultima volta contro di lei. Lei lo tenne in bocca, ingoiando
tutto, succhiando gli ultimi residui mentre il corpo di lui si rilassava lentamente, esausto.
Quando lui la lasciò andare, Gis si ritirò lentamente, lasciando scivolare il cazzo ora sensibile dalla sua bocca. Un
filo di saliva e sperma le univa ancora le labbra a lui. Si inginocchiò sul pavimento, il respiro affannoso, il viso
arrossato e lucido, i capelli un disastro attorno al viso. Angelo era appoggiato alla porta, la testa reclinata
all'indietro, gli occhi chiusi, il petto che si muoveva a fatica. Il silenzio calò pesante nell'ingresso, rotto solo dai
loro respiri che cercavano di tornare normali. Non c'erano parole da dire. Tutto era stato detto con i corpi, con
la disperazione e il desiderio. La guerra era finita, almeno per quel momento, e nella quiete che seguiva la
tempesta, c'era solo la verità cruda di ciò che erano diventati.
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